STORIE E TRADIZIONI, TESSUTI

LA TINTURA TESSILE, IERI E OGGI

Vi siete mai chiesti come siamo arrivati alle tecniche di stampa odierne? Come si è evoluta l’arte della tintura dei tessuti? Bene, per iniziare faremo un salto temporale breve, di soli 8000 anni, fino al Neolitico. La tintura naturale, così chiamata perchè il colore viene ottenuto direttamente dalla fibra naturale di fiori, piante, molluschi e altre specie presenti in natura, nasce proprio con la nascita della civiltà, nel momento in cui l’uomo fa conoscenza di ciò che lo circonda e inizia a svilupparne le potenzialità. Gli Egizi sono di fatto i veri precursori di quest’arte, in quanto i primi a scoprire le risorse da cui ricavare i colori primari, che diventeranno poi fondamentali per arrivare a tutte le altre gradazioni. I colori più utilizzati per decorare principalmente vesti di lino erano il giallo, ottenuto dallo zafferano e dalla curcuma, e il rosso, ottenuto dai fiori di cartamo. Altra innovazione fu l’hennè, (Lawsonia Inermis) con cui si tingevano bene sia il lino sia la lana e che veniva anche usato in cosmesi. II colore azzurro veniva estratto in tutto il mondo antico, da alcune specie di Indigofera. Si deve ai fenici e ai popoli del Medio Oriente, invece, la scoperta della porpora, colore poi ampiamente utilizzato in epoca romana, che veniva ottenuto dai molluschi della specie Murex. Tutti i popoli del bacino del Mediterraneo ne rimasero affascinati, e in particolare in Italia venne sviluppata una tecnica che, utilizzando una specie di lichene insieme ai molluschi, permetteva di ottenere lo stesso risultato con costi inferiori. Il colore nero, veniva ottenuto dalla reazione di aceto con ruggine di ferro. L’indaco è certamente il colore più legato alla storia dell’India. Si ricava dall’Indigofera Tinctoria o da altre piante ricche di un principio colorante molto simile (Poligonum tinctorium
ecc.).Cina e Giappone si concentrarono sulle sete, e su tecniche di colorazione della seta, perdute nel tempo. Il contributo di questi popoli fu fondamentale per radicare nella tradizione successiva i colori primari, che poi furono mescolati tra loro per dare vita alle gradazioni che conosciamo oggi, e permettendo inoltre di poter caratterizzare popoli e culture con stili decorativi sempre più originali e innovativi. Fu già dal medioevo, ma in particolare con l’avvento del progresso industriale, che il settore della tintura tessile ebbe un radicale mutamento e una significativa spinta in avanti. un campione di tessuto di cotone, di cui è fatto menzione nel trattato di A. Sansone, Printing of Cotton Fabrics (Manchester 1887), tessuto offerto da sir J. Lee all’autore, proverebbe che, in Italia, l’arte di stampare tessuti, mediante impiego di pennelli e di stampi in legno, era conosciuta certamente nel sec. XVI. La stampa veniva eseguita a mano con pennelli e stampi in legno. Nel 1746 i fratelli Koechlin fondavano a Mulhouse la loro fabbrica di tessuti stampati e nel 1738 sorse la prima manifattura in Scozia e nel 1763 la prima a Manchester. Naturalmente, i costi eccessivi e la manualità richiesta, facevano si che i pezzi prodotti fossero assai limitati e in un primo momento la produzione fu molto lenta, per poi subire un radicale picco di crescita a cavallo tra i due secoli, grazie all’impulso della lavorazione a mezzo industriale. Nel 1790, J. Leitenberger creò la prima macchina a stampi alla quale seguì nel 1830 il Perrot di Rouen, con la sua macchina, cui rimase il nome di “perrotine”, la quale, ripresa dal Hummel di Berlino, fu  perfezionata e migliorata. Nel frattempo, l’idea brevettata dallo scozzese Bell di una macchina a cilindri di rame fu la vera svolta, radicando un sistema di stampa da cui derivarono quelli successivi in tutta Europa. Nonostante il grande progresso in atto, la stampa industriale sui tessuti veniva vista con grande diffidenza da molti, tanto che in Inghilterra fino al 1779 era in vigore una legge che vietava alle donne di vestire con capi stampati. Questo non scoraggiò la produzione, anzi, in quegli anni raggiunse i 16 milioni annui di pezze da 25 yards ciascuna. In linea generale i principali procedimenti necessarî alla stampa di un tessuto si possono riassumere nei due seguenti: stampa propriamente detta, ossia applicazione del colore sul tessuto; fissaggio del colore (vaporizzaggio) e fissaggio complementare. Operazioni preparatorie sono il candeggio, la mercerizzazione, la cimatura; operazioni di finitura, i lavaggi, l’asciugamento e l’appretto. I tessuti che ne derivano, poi, possono essere detti “a stampa diretta”, o “articoli corrosi o riservati, cioè stampati su fondi tinti, sia mediante riserve, sia mediante corrosioni”. Mentre nei primi viene colorato il fondo bianco, candeggiato, nei secondi il contrario, addirittura viene corroso il colore di fondo per dar vita a un nuovo colore. I colori o paste da stampa esistenti oggi, possono essere divisi nei seguenti gruppi: 1. colori a base di pigmenti insolubili; 2. colori a base di sostanze coloranti naturali; 3. colori a base di sostanze coloranti acide e azoiche; 4. colori a base di coloranti sostantivi o diretti; 5. colori a base di sostanze coloranti cosiddette allo zolfo; 6. colori a base di sostanze coloranti basiche; 7. colori a base di sostanze coloranti a mordente o di alizarina; 8. colori a base di sostanze coloranti a tino; 9. colori a base di sostanze coloranti del gruppo degli indigosoli; 10. colori a base di sostanze coloranti ottenuti direttamente sulla fibra.

Successivamente vedremo come si realizza nel dettaglio una stampa su tessuto.

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