STORIE E TRADIZIONI, TESSUTI

LA SETA: DAL BOZZOLO AL TELAIO

Il processo di lavorazione che conduce alla formazione della Seta è davvero affascinante e coinvolgente, avendo come attore principale il celebre baco da seta, un lepidottero del genere Bombice che si nutre esclusivamente di foglie di gelso. La bachicoltura (allevamento del baco da seta) e conseguente produzione del tessuto, ha origini antichissime e fa la sua prima apparizione nel 2600 a.C. in Cina, nel IV sec. in Grecia e nel II sec. d.C. quando Giustiniano portò l’industria serica (industria della seta), in tutto l’Impero Romano d’Oriente. L’apice della sua diffusione risale però al ‘500 in Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Liguria, e la capitale della bachicoltura per molti anni fu la città di Como. In Sardegna le fonti non sono certe e numerose, ma sono sufficienti per poter datare la sua comparsa nel XIV secolo. Il documento più interessante in tema sono sicuramente i due registri della Corona d’Aragona di Barcellona in cui vengono citati i beni sequestrati dal governo aragonese durante la rivolta di Sassari. I documenti spagnoli attestano che in Sardegna ci fossero eccellenti artigiani capaci di lavorare la “seda sardescha” maravellosament. Nella metà del 1700 la bachicoltura aveva raggiunto ottimi risultati in alcuni centri del Nuorese. Esistono varie specie di Baco da seta, quello più comune e oggi allevato solo ad Orgosolo è il baco a tre mute, che permette di ottenere una seta di colore giallo che attualmente viene prodotta solo nel Comune di Orgosolo e riprodotta cercando di utilizzare tinture (come lo zafferano) in molti altri comuni. La seta in questione, molto resistente, non viene più prodotta a livello industriale, e questo spiegherebbe l’importanza di conservarne la tradizione, nonostante l’allevamento del baco e la lavorazione stessa richieda notevoli adempimenti. Ma vediamo come si giunge dal bozzolo al tessuto.

In una bacinella con acqua scaldata a 60°, si versano i bozzoli e si lasciano per qualche minuto. Con questa procedura si ammorbidiscono gli intrecci e sarà poi più agevole lavorare la bava. Quest’ultima viene tenuta tra pollice e indice della mano destra procedendo alla lisciatura in un unico filo che viene avvolto in un aspo di legno e canna (sa naspa). A questo punto vengono preparati i fili d’ordito nel telaio, che poi viene tolto dai pioli e ridotto a treccia. La fase finale riguarda la colorazione dei fili che comporranno poi il tessuto, che spesso avviene utilizzando lo zafferano per conferirgli il colore giallo. Una curiosità che potrebbe affascinare molti, è la scelta del sesso del bozzolo, femmina dall’aspetto tondeggiante, e maschio cinturato nella parte mediana.

Fonte: Tessuti, Tradizione e innovazione nella tessitura in Sardegna. Ilisso

 

 

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