STORIE E TRADIZIONI

IL FASCINO DELLA TINTURA NATURALE: IL LABORATORIO LA ROBBIA

Siamo stati ad Atzara, borgo meraviglioso nel cuore del Mandrolisai (Provincia di Nuoro), ritenuto uno tra i borghi più belli d’Italia, assolutamente da visitare. Fiore all’occhiello del Comune di Atzara, e unico in tutta la Sardegna in via ufficiale, è il Laboratorio La Robbia, nato nel 2005 e leader in tutta l’isola nella tintura dei filati e dei tessuti con coloranti naturali.

In occasione della manifestazione Cortes Apertas, Maurizio Savoldo ha aperto del porte del laboratorio mostrando alcune fasi del processo di tintura, dal lavaggio delle matasse di lana fino all’immersione nel colorante. Abbiamo vissuto una vera e propria esperienza sensoriale, da un lato olfattiva perchè siamo stati subito avvolti dai profumi e vapori inebrianti delle tinture, tattile perchè abbiamo toccato con mano la purezza delle lane merinos e sarde: una morbidezza che viene esaltata dai vari processi di colorazione, e infine visiva, e devo dire che il fascino di osservare da vicino come nasce e si trasforma un colore rapisce l’attenzione di grandi e piccoli. La curiosità che suscita questo mondo è davvero tanta, soprattutto davanti alla varietà di piante e addirittura parassiti da cui ha origine e prende vita la tintura, e ciò che racconterò è proprio questa curiosità che ho visto non solo nei miei occhi ma anche negli occhi dei presenti.

Innanzitutto partiamo dalla materia prima utilizzata durante la dimostrazione e quindi i due tipi di lana (anche se occorre precisare che possono essere sottoposti a tintura anche filati di origine animale (lana e seta) e di orig­ine veg­e­tale (cotone, lino e iuta): la lana Merinos (che viene importata da varie parti del mondo, la lana presente il giorno arrivava dall’Argentina), e la pura lana sarda. La prima appare molto più chiara e soffice al tatto e infatti maggiormente utilizzata nella realizzazione di indumenti e accessori d’abbigliamento, ma meno resistente della seconda. La lana sarda inoltre, di cui la Sardegna ha avuto l’esclusiva per molti anni, ha una straordinaria capacità cromatica, derivata dalla sua struttura fibrosa che assorbe meglio il colore e lo riflette in modo brillante: la colorazione appare più accesa e durevole rispetto ad altri filati. Il colore della lana sarda è più tendente al giallo, il che la rende una base ideale per colorazioni come il giallo senape (ottenuto dalla Dafne o Onidio) fino al nero (ottenuto dal Campeggio, arbusto spinoso che prende il nome dalla Baia di Campeche in Messico). Le piante che vengono utilizzate per la colorazione sono piante raccolte e macinate, e come solvente viene utilizzata l’acqua; il composto tintorio viene fatto macerare e portato a ebollizione all’interno di recipienti in acciaio inox (in passato si utilizzava il rame, meno salutare a causa dell’ossido di rame rilasciato durante il processo). I tempi di posa del filato all’interno della colorazione determinano non solo la penetrazione del colore nelle fibre e quindi il fissaggio, ma anche la tonalità del colore, permettendo di ottenere tutte le gradazioni dei colori conosciuti. Tra le varie colorazioni che abbiamo osservato, devo ammettere che quella che mi ha incuriosito maggiormente è il rosa e le sue gradazioni: per ottenere il colore infatti si utilizzano le Cocciniglie, o Coccidi, parassiti dell’ordine dei Rhynchota, che una volta triturati con un mortaio, danno vita a una polverina che in piccole quantità diventerà il colorante finale. Anche in questo caso i tempi determineranno il passaggio dal rosa al viola, a seconda del periodo di posa all’interno del colore. Di grande impatto è la colorazione che si ottiene utilizzando il pigmento dell’indaco, una vera magia in quanto la tintura inizialmente appare di colore giallo verdastro, a causa della basicità del composto, ma una volta tolta dal bagno di colore, in pochi secondi e perdendo l’acqua, si ossida e si trasforma in blu: un risultato davvero sorprendente. Per ottenere invece il colore verde, si utilizza sempre il colorante indaco ma il filato deve partire da una base di colore giallo. Altre piante utilizzate per realizzare i coloranti sono lo Zafferano, il Guado o Pastello, la Lavanda selvatica o Steca, il Noce e il Melograno. Altra curiosità che ci ha colpito è che si può ottenere un colorante anche dalla buccia della cipolla, e più precisamente il colorante oro.

E’ un’esperienza che consiglio a tutti, una tradizione di qualità e dedizione che merita di essere conosciuta e tenuta viva, e a Maurizio Savoldo è riconosciuto anche il grande merito di esportare in tutta l’isola la sua arte facendo corsi soprattutto all’interno di scuole e istituti.

Abbiamo percepito la grande passione che anima questa realtà, e ciò che ho riscontrato è l’abilità davvero rara di aver trasmesso questa passione in modo chiaro e accessibile a tutti: è stato come uno scambio di tesori: la nostra curiosità in cambio della sua arte.

 

 

 

 

 

 -La Rob­bia — Via Vit­to­rio Emanuele 75, Atzara 08030 (NU)

https://www.larobbia.it/la-robbia.html

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