STORIE E TRADIZIONI

I PERCORSI DELLA LANA

Senza dubbio siamo nella sua stagione per eccellenza, la stagione in cui viene proposta in tutte le sue meravigliose fantasie: parliamo della lana. La grande fortuna di noi sardi è quella di appartenere ad una terra tradizionalmente conosciuta per la produzione della lana e che per secoli ha fondato la propria sopravvivenza sulla lavorazione della stessa.

La materia prima più usata e diffusa è la lana di pecora, in minor misura veniva usato anche il pelo di capra (pilu’e crapa) per confezionare indumenti da lavoro e bisacce. Molto usata era anche la lana d’agnello per realizzare bisacce da lavoro. La lana sarda di pecora è facilmente riconoscibile in quanto presenta fili molto grossi, un colore tendente al giallo chiaro e una ottima capacità termica e di assorbire il colore in fase di tintura. Il percorso che porta al prodotto finito inizia naturalmente con la tosatura dell’animale nei mesi di maggio e giugno per preparare l’animale ad affrontare i mesi estivi. Quasi sempre è una pratica che viene condotta a livello familiare, e prevede la presenza di una persona che effettua materialmente la tosatura e di colui che ha il compito di tenere fermo l’animale. Una volta raccolta la lana grezza dall’animale, vengono eliminate le parti più sudice, prelevate quelle da utilizzare che vengono pulite dalle impurità e lavate a caldo. La procedura di lavaggio della lana veniva svolta nei pressi del fiume: l’acqua raccolta nei paioli, veniva messa a riscaldare sul fuoco e la lana veniva immersa nell’acqua fino all’ebollizione, per poi essere tolta e lasciata ad asciugare all’aperto. La tradizione prevedeva delle condizioni ben precise per poter avviare le pratiche di raccolta e tessitura, ossia la luna crescente e vento di libeccio e mai di levante. Una volta asciutta, la lana viene sottoposta alla cardatura, che detto in gergo è la pettinatura della lana con aculei di ferro. La lana migliore era quella che non restava impigliata ma fluiva liscia, ed era destinata ad essere utilizzata per confezionare orbace e coperte. Il filato di orbace è il più prezioso e pregiato tra gli altri, ottenuto dalla lana nera o bianca: la prima veniva poi resa ancora più brillante con la tintura a base di daphne gnidium o campeggio, la seconda invece era ottima per raggiungere colorazioni come rosso, giallo e marrone. La lana che invece restava impigliata subiva una seconda cardatura con un macchinario apposito. La procedura di lavorazione della lana era ed è così diffusa e culturalmente importante che si andarono a sviluppare delle figure apposite (i sos pettenadores de lana) che aiutavano o realizzavano la procedura per le vie del paese. Una volta terminata la seconda cardatura, la lana è pronta per la filatura con rocca (cannuga) e fuso (fusu). Dal fuso la lana passa all’espo per formare le matasse che danno poi vita ai gomitoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: Tessuti, di Ilisso.

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