STORIE E TRADIZIONI, TESSUTI

La tradizone del Macramè

Molti lo associano, senza sbagliare, alla tradizione ligure, in realtà il Macramè nasce in terra Araba. L’etimologia della parola infatti, non lascia dubbi, derivando da “mahrana”: frangia e “rame”: nodo, indicando appunto questa particolare lavorazione ricavata dall’intreccio di una serie di fili.

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Attraverso questo intreccio si possono ricavare vari punti, i cui nomi diciamo che ci riportano ancora una volta e in modo più che esplicito alla sua natura, ossia il punto Jasmine (detto ancheg gelsomino), Ascaria (o soldato), Nexma (chiamato anche stella), rebuce (conchiglia), uarda (rosa), Mustafà Miriam, Fatma, il disegno egiziano, bizantino rinascimentale, cinquecentesco, Napoleone ecc.

In Italia arrivò intorno al 1400 e tradizione vuole che sia stato portato fino a noi dai marinai che per trascorrere le numerose ore libere, si impegnavano con quest’arte imparata in Arabia. Il passaggio poi dalle mani maschili a quelle femminili, una volta giunto in Italia e adoperato nei conventi, non solo fece crescere la sua diffusione, ma permise di affinare notevolmente la tecnica, elaborando punti e metodi sempre più particolari, tra i quali il doppio nodo, punto giuseppina e così via.

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La cusiostà principale è che in Genovese antico l’asciugamano è chiamato proprio Macramè, segno evidente della seconda paternità ligure del tessuto e della lavorazione di questo pizzo. La principale antesignana di questa lavorazione fu Maria Picchetti di Chiavari, che portò il Macramè nel mondo dell’abbigliamento, in particolare nel vestiario da sposa, rendendolo quel pizzo prezioso che conosciamo oggi.

Chiavari divenne da subito capitale del Macramè, non a caso visto che lì si concentravano il maggior numero di famiglie che lo producevano e dedite alla sua lavorazione e al suo insegnamento. Il tessuto principale era il lino, il più adatto a questa lavorazione.

Purtroppo la tecnica di lavorazione del macramè a mano è andata via via scomparendo, per cedere il posto alle lavorazioni moderne industriali tramite macchinari che riescono però a riprodurre fedelmente un macramè manuale. Può essere ottenuto su varie basi di tessuto, pizzo su tulle, cotone, pelle, raso, poliestere.


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