STORIE E TRADIZIONI

Pellicce ecologiche: iniziative e tendenze cruelty free

Nell’ultimo decennio si è registrata una evoluzione culturale e sociale improntata sull’idea di intervenire su più fronti contro lo sfruttamento degli animali, primo tra tutti quello della moda. Se la pelliccia, quella autentica, è stata pioniera di un’intera generazione dagli anni ’80 e ’90, il nuovo millennio ha portato un’inversione di tendenza, e le nuove generazioni non nascondono di voler abbandonare l’utilizzo di capi d’abbigliamento aventi una genetica segnata da grandi sofferenze.

Sono state numerosissime le campagne mediatiche, i progetti e le manifestazioni di sensibilizzazione su questo tema, e non si è fatta attendere una risposta da parte delle grandi case di moda, che hanno immediatamente sposato la causa, portando delle modifiche rivoluzionarie alle proprie collezioni. L’ultimo rapporto Eurispes 2016 evidenzia che l’86,3% degli italiani è contrario all’utilizzo di animali per le pellicce.

Giorgio Armani, Stella Mccartney, Gucci, Versace, Elisabetta Franchi sono solo alcuni degli stilisti più acclamati a livello mondiale ad aver dato una svolta Fur Free alle proprie collezioni, ricevendo un indubbio seguito a livello di consensi e gratitudine. Uno degli accadimenti maggiormente significativi degli ultimi anni è stata la decisione del colosso dell’e-commerce Yoox Net a Porter di togliere dalla vendita le pellicce naturali, facendo invece gli onori di casa alle pellicce sintetiche. La decisione fa parte di un programma ben più ampio, il Fur Free Retailer Program, ossia eliminare le pellicce naturali dalla vendita nei canali commerciali, portato avanti dalla Fur Free Alliance (una associazione internazionale costituita da 40 enti che si occupano di protezione ambientale e animale).

Ma entriamo nel dettaglio di cosa sia una pelliccia sintetica e come viene realizzata. Storicamente quando si parla di eco pelliccia si fa riferimento ad una pelliccia realizzata col kanecaron, una fibra modacrilica (con un contenuto di acrilonitrile del 35-85%) sviluppata da Kaneka nel 1957. La sua origine infatti è giapponese, e la sua storia è molto curiosa: nasce come fibra da impiegare per realizzare le divise dei pompieri, grazie alle sue proprietà ignifughe. In una fase successiva grazie alle proprietà appena esposte e alla sua morbidezza paragonabile in tutto e per tutto ad una pelliccia naturale, venne utilizzata per realizzare le prime pellicce ecologiche.

Degno di nota è il progetto Blood Less Fur, un marchio made in italy nato nel 2013 con l’idea di realizzare delle collezioni nelle quali le pellicce sintetiche fossero le protagoniste. Colorate, basic, spiritose, le eco-pellicce permettono di indossare un capo originale, spiritoso, caldo ma soprattutto cruelty free. La nota dolente di questa bella storia è rappresentata dalla polemica nata contro il kanecaron, incolpato di essere un derivato del petrolio e quindi non completamente eco-friendly. Del resto però alcuni studi recenti hanno evidenziato che la produzione di pellicce sintetiche copre meno del 10% del mercato di produzione mondiale, per cui un impatto ambientale decisamente più esiguo rispetto a quello delle pellicce naturali.

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