STORIE E TRADIZIONI

L’evoluzione al femminile della moda: quando le donne scelsero di indossare il coraggio.

Viviamo oggi una delle tappe dell’emancipazione femminile che potremmo definire figlia di un movimento sociale nato sul finire del 1800, il cui merito è di aver definito e forgiato ciò che tutte noi donne siamo oggi, nessuna esclusa. Il Novecento è stato il secolo dell’affermazione femminile, della nascita di un coraggio che albergava nell’animo di tante donne ma che non aveva mai avuto modo di diventare realtà, trasformandosi in azione.

Come ogni rivoluzione che si rispetti, travolge ogni aspetto della vita quotidiana, dal lavoro alla politica, e ogni azione di coraggio diventa ispirazione per un traguardo successivo, sempre più ambizioso e sempre più importante. Concentrando l’attenzione sul mondo della moda, il traguardo forse più tangibile e celebre fu certamente l’esposizione del corpo femminile, fino ai primi anni del ‘900 nascosto dietro abiti castigati e corpetti che toglievano il respiro. La svolta dei primi anni del XX secolo fu infatti il costume da bagno, in particolar modo nel 1930 l’arrivo del primo costume da bagno che lasciava le gambe scoperte. Una innovazione, se pensiamo che fino a qualche anno prima l’abbigliamento femminile da spiaggia erano i pantaloni o la gonna sotto il ginocchio e il capo coperto da una cuffietta.

Il 1946 fu poi un anno di svolte su più fronti, primo tra tutti quello politico: il decreto Bonomi del 1945 diede l’impulso definitivo alla introduzione del suffragio femminile, ossia il riconoscimento anche alle donne dell’elettorato attivo e passivo, insomma le donne dal 2 giugno 1946 (anno dello storico referendum padre della Repubblica Italiana) poterono votare, ed essere votate.

Curiosità di quell’evento riguarda le mimose, che sventolate da Teresa Mattei come gesto di gioia per il traguardo raggiunto, divennero simbolo della tenacia e della forza della donna, nonchè simbolo dell’8 Marzo.

Nello stesso anno, il 1946, nacque il Bikini ad opera di Louis Reard, che segnerà la svolta nella moda, portando il corpo femminile in tutta la sua bellezza sulle passerelle e copertine di tutto il mondo. La donna sta cambiando radicalmente, e con lei cambia il modo in cui viene concepito il ruolo e la figura femminile nella società, acquista coraggio, personalità, molti tabù vengono spazzati via da una sana irriverenza, ciò che prima era impensabile diventa quotidiano, ciò che prima era sfrontato diventa originale. E così in quegli anni si innescò un processo velocissimo teso a sdoganare vecchi retaggi e portare luce dopo secoli di costrizioni.

Gli anni ’50 furono poi gli anni di Coco Chanel, che non possiamo non citare quando parliamo di prime volte: si deve a lei, infatti, la comparsa del pantalone nell’abbigliamento femminile, il taglio di capelli corto, la gonna sopra il ginocchio e la vita bassa. Delle vere e proprie rivoluzioni.

I volti femminili che in quegli anni si contesero la scena erano molteplici, tra queste Mary Quant, inventrice della minigonna, il secondo capo d’abbigliamento dopo il bikini, ad avere sconvolto le passerelle mondiali. Elsa Schiapparelli fu la prima stilista ad aver coniato il celebre color rosa schiapparelli, diventato un must a livello globale. Laura Biagiotti nel 1988 fu la prima stilista a sfilare nelle passerelle cinesi. Miuccia Prada fu invece la prima stilista a inaugurare il cosiddetto Ugly Chic, ossia l’estetica del brutto, che ha portato un nuovo punto di vista nella visione della moda, “rendere il brutto attraente” come lei stessa sostenne.

Questa rivoluzione non si è mai fermata e tutt’oggi viene alimentata da uno spirito femminista sempre più forte e coraggioso, che non teme più classi sociali o gerarchie, ma che sfida qualsiasi retaggo e convizione passata per portare luce e novità. Talvolta contraddittoria e spesso discutibile, la moda dimostra negli anni di essere dalla parte della donna: ne sono certamente un esempio le campagne a favore delle fisicità curvy sulle passerelle, portando un concetto di modella del tutto nuovo ma perfettamente al passo coi tempi. Una moda che non guarda più soltanto alle taglie 38 ma è capace di pensare a chiunque, un concetto di moda che si avvicina a tutte le donne in quanto tali, e quindi tutte uguali.

Possiamo dire che col passare degli anni il coraggio investito sia stato sempre più assecondato e veicolato verso i giusti canali, gli è stato dato lo spazio che meritava e la donna ha avuto modo di manifestare la propria personalità in modo sempre più deciso. Naturalmente i traguardi sono ancora tanti e le difficoltà delle donne, oggi, continuano ad essere tante, sicuramente troppe. Il cammino è lungo ma ciò che conta è non perdere di vista la meta.

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